Ok dell’università al progetto per trasferire le attività scientifiche e costruire aule, laboratori e residenze per 18mila studenti e quasi 2mila ricercatori. Il Rettore: “Pronto nel 2021”. Si ipotizza il coinvolgimento di Cassa depositi e presti e quello della Banca europea degli investimenti

Un nuovo ambiziso progetto per fare dell’area Expo il luogo dell’eccellenza scientifica. Non solo Human Technopole, ma anche un grande campus della Statale di Milano che permetta di riunire in un’unica area tutte le attività e gli spazi che oggi sono divisi nella zona di Città Studi. Un investimento da 380 milioni di euro per rinnovare il patrimonio immobiliare dell’Ateneo, per buona parte antecedente il 1930, innovando profondamente l’offerta dell’università. “Il primo anno accademico del campus potrebbe essere quello del 2021-2022 – ha annunciato il Rettore Gianluca Vago – fosse per me partirei anche domattina”.

Milano, ok al grande campus della Statale a Expo: un sogno da 380 milioni di euro:

Il progetto, che si basa su un piano di fattibilità affidato dalla Statale a Boston Consulting group, è stato formalizzato con la manifestazione di interesse votata oggi dagli organi di governo dell’Università lombarda. L’obiettivo della Statale è trasferire nella superficie che ha ospitato Expo 2015 le attività, scientifiche e didattiche, di area biologica, biotecnologica, della medicina sperimentale, della farmacologia, dell’agroalimentare, delle scienze della terra e delle scienze dure – chimica, fisica, matematica, informatica, insieme ai corsi di Scienze motorie, che dovrebbero trovare nell’area impianti sportivi adeguati. Si parla di una struttura che dovrebbe accogliere poco più di 18mila studenti, di cui quasi 700 stranieri. A questi, si aggiungono circa 1.800 ricercatori, e poco meno di 500 tra tecnici e amministrativi; per un totale di 2.280 operatori. In sostanza, oltre 20mila persone andrebbero a popolare l’area. E, secondo il piano di fattibilità, tra infrastrutture di servizio, centri di ricerca, laboratori dipartimentali, spazi per la didattica, residenze, il nuovo campus coprirebbe un’area di circa 150mila metri quadrati.

“Science for Citizens: è questa l’idea portante del progetto – ha spiegato Vago, alla presentazione con il ministro delle Politiche Agricole Maurizio Martina – fare del nostro Campus un ambiente di studio e di ricerca competitivo, attrattivo e sostenibile e insieme un luogo di crescita ‘civile’, di diffusione della cultura e del metodo scientifico, aperto alla contaminazione con la vita culturale della città. Dobbiamo cambiare, con un intervento radicalmente innovativo, per accogliere la sfida con la competizione internazionale”.

“Il progetto di un nuovo campus dell’università Statale di Milano e quello dello Human Technopole viaggiano in un solo passo – ha sottolineato il ministro Martina – perché senza la Statale sarebbe difficile concepire fino in fondo l’evoluzione del progetto. Quella di oggi è una tappa fondamentale”. Quanto al finanziamento, Martina ha spiegato che non è da escludere il coinvolgimento di Cassa depositi e prestiti, dal momento che “c’è una disponibilità a prendere in considerazione qualsiasi ragionamento utile per sviluppare il progetto del post Expo. Per cui possono essere sicuramente dei partner importanti”. La Cdp potrebbe intervenire con l’acquisto degli immobili della Città studi, che saranno lasciati liberi con il trasferimento delle aree scientifiche nella zona ex Expo. In più, “sull’area c’è una forte collaborazione con la Banca europea degli investimenti – ha aggiunto il ministro – abbiamo chiesto di poter avviare un lavoro comune che studi le similitudini di altre città europee che hanno utilizzato fondi pubblici per fare lavori di riprogettazione urbanistica e c’è stata una disponibilità immediata da parte della Bei. E’ molto interessata a contribuire a questo lavoro – ha concluso – tanto più perché abbiamo presentato il progetto dello Human Technopole e perché più in generale il taglio della riprogettazione urbana è molto qualificato sul versante della ricerca e dell’innovazione”.

Tratto da: Repubblica Milano