Milano, area post-Expo: la sfida è tra due fondi internazionali

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Milano, area post-Expo: la sfida è tra due fondi internazionali

Milano, l'affare post Expo in mano agli stranieri: la sfida è tra due fondi internazionali
L’Albero della vita e il Padiglione Italia (fotogramma)

Chiuse le offerte per convertire l’ex area di Rho: un’operazione che vale 2 miliardi. In gara sono rimasti solo gli australiani di Lendlease e i francesi di Stam Europe

Alla fine saranno loro a contendersi la possibilità di disegnare l’intera mappa del post Expo. Ma soprattutto l’occasione di costruire e poi gestire per 99 anni la maggior parte degli edifici privati del futuro Parco della scienza di Rho-Pero. Un affare che da solo vale due miliardi di investimenti e che, dopo la rinuncia di Coima sgr, la società del “padre” di Porta Nuova Manfredi Catella, a presentare un’offerta, adesso è diventato ufficialmente una corsa internazionale. Con due colossi dello sviluppo immobiliare come l’australiana Lendlease e la francese Stam Europe che guidano due cordate composite di costruttori, finanziatori e architetti.

Quando, tra una decina di anni, l’intera area sarà trasformata, l’ex sito di Expo sarà una città “abitata” da una popolazione che, tra studenti (18mila) e docenti (duemila) della Statale, ricercatori di Human Technopole (1.500), medici, infermieri, pazienti e famigliari (novemila al giorno) del nuovo Galeazzi e addetti dei vari quartier generali (sono una cinquantina, per ora, le realtà che si sono candidate per uno spazio, da Abb ad Altagamma, da Bayer a Novartis) che spunteranno, potrebbe arrivare a contare 50mila persone. È proprio quest’ultima parte del mosaico che il vincitore del bando di Arexpo che si è appena chiuso dovrà sviluppare, pagando un canone annuo alla società proprietaria dei terreni. La partita è iniziata lo scorso gennaio, con un modello simile a quello scelto da Londra per l’area del post Olimpiadi.

“Un percorso nuovo nel nostro Paese che ha compiuto un passo in avanti verso il più grande Parco scientifico e tecnologico italiano”, rivendica l’ad di Arexpo, Giuseppe Bonomi. Il traguardo, tra fine ottobre e l’inizio di novembre, quando la commissione presieduta dal presidente di Arexpo Giovanni Azzone e composta da docenti del Politecnico come la prorettrice Manuela Grecchi e altri della Bocconi come l’ex rettore e presidente di Borsa Italiana Andrea Sironi, decreterà il vincitore. Valutando prima gli aspetti tecnici e solo successivamente aprendo le buste con l’offerta economica e il piano finanziano di sostegno.

Ma chi sono i concorrenti del post Expo? Nonostante Stam Europe abbia base in Francia e abbia scelto come compagno di viaggio per la parte legata ai finanziamenti dell’operazione un altro gigante straniero come la banca d’investimenti australiana Macquarie, punta a dimostrare la conoscenza di Milano schierando partner italiani. È così che sul fronte costruzioni c’è il gruppo Vitali, protagonista tra le altre della travagliata vicenda del Portello, e c’è la società Condotte. Per il masteplan, il network internazionale Hok si è appoggiato allo studio italiano Progetto Cmr – a Milano hanno fatto le Torri Garibaldi – con l’architetto Massimo Roj. Sulla parte della sostenibilità ambientale, in campo c’è la società Mobility in chain – che ha seguito lo studio dei trasporti per la nuova sede Facebook a Menlo Park – e Ambiente Italia.

Gli australiani di Lendlease hanno già puntato su un altro pezzo di Milano come Santa Giulia – hanno sottoscritto con Risanamento un accordo per la parte sud e c’è in corso un dialogo per quella a nord – e per l’ideazione del masterplan hanno ingaggiato lo studio di un architetto come Carlo Ratti, che ha progetti in mezzo mondo ma che proprio dalle parti di Rho-Pero nel 2015 si è “inventato” il supermercato del futuro. Anche questa cordata ha affidato la parte finanziaria a un grosso nome internazionale come PricewaterhouseCoopers, ha curato il disegno del paesaggio con Land Italia e lo sviluppo ingegneristico con la società Icom. L’ultimo miglio della corsa è iniziato.